
Oggi, ottantadue anni fa, Il Dow Jones raggiunge il valore massimo poco prima del crollo (crollo) della borsa: è sempre così, all’acme dello splendore, dell’esagerazione, siamo vicini alla resa, al ci dobbiamo dare una regolata. Oggi, sei anni fa, mi mettevo sulla bilancia dopo il parto di Mezza Pinta, mia figlia, e constatavo di riuscire a malapena a vedere i numeri sotto la trippa – eppure iniziavano per otto.
Non ho un ricordo molto felice del parto, anzi, la sua bestialità è il motivo per cui ho deciso di fermarmi ad una figlia sola. Questo finchè non assicureranno anestesia totale più camera iperbarica e abbonamento Weight Watchers quinquennale alle partorienti. Ma soprattutto finchè non si decideranno a rendere obbligatorio un test psichiatrico per ginecologi e ostetriche – domanda numero uno: qual è la tua soglia di piacere nel vedere una povera disgraziata latrare per trenta ore? Domanda numero due: quanto hai scommesso alla Snai che la primipara attempata avrebbe resistito per giorni basandoti sulla circonferenza delle sue caviglie? Domanda numero tre: tua madre ti picchiava a sangue se non la pettinavi vestito da bambina?
Ma di tutta l’esperienza, che poi risulta nella vita della persona che amo di più su questa terra, il ricordo più atroce riguarda l’anno a seguire la nascita della piccina: con ottantadue chili distribuiti su un metro e sessantaquattro, hai voglia te a saltare le noccioline all’aperitivo. L’unica soluzione è iscriversi alla maratona della Muraglia Cinese e correre per due anni di fila. Oppure attendere pazienti di riprendere forme meno Barbapapà, più Barbarella, privandosi ogni giorno di qualcosa, cercando di camminare e quelle menate lì. Quello che manca di più è la sensazione di avere possesso del proprio corpo, di essere capace di leggerezza, di non dovere pensare molto a quanta carne (troppa) si vede in quella posizione, a quanto bello sarebbe potere ancora comprare il bikini al supermercato perchè tanto tutto sta su e ci sta bene. Un corpo gonfio, stragiato, appartiene ad una donna che forse non è infelice, ma che sicuramente non è felice – il fisico diventa padrone di quello che si indossa, della spiaggia a cui non si va, del vestito che non si compra: questo argomento lo conosco molto bene.
Per questo la misoginia femminile, quella delle suffragette sovrappeso o che comunque devono cercare un senso intellettuale alla potentissima bellezza fisica, mi fanno tenerezza, quando non un pò di pena. Certo, il binomio carisma e bellezza quello sì che è fenomenale, ma se Dio vuole non è che ci sia tutta questa sperequazione, insomma, qualche volta ti tocca un pò di quello e un pò di quell’altro, o molto dell’uno e poco dell’altro. Difatti, se fossi un giornalista o un giudice, chiederei alle miss quello che avrei voluto fosse chiesto a me se solo mi fosse toccata in dono una bellezza piena: quanto bene ti senti ad essere una creatura meravigliosa? Come ti salverai dalla vecchiaia fisica, dopo avere avuto in dono un viso che è un totem? Controlli mai allo specchio che sia tutto vero? Sicuramente non c’è bisogno di chiedere loro cosa pensano di Gaza. Tra l’altro, non lo so nemmeno io cosa penso di Gaza, e ho un sedere che se cresce ancora me lo registrano al catasto.




