
Nel villaggio dove vado spesso a sciacquare i miei panni esistenziali – Vellano, appena sopra Pescia – c’è stato un terremoto attorno agli anni venti. Una sola persona è tragicamente morta, un uomo sposato rientrato in casa durante le scosse più potenti per recuperare le fedi, su richiesta di sua moglie.
Un tempo, da queste parti, era uso infilare gli anelli in un’ampollina ripiena di acqua santa se la notte si faceva l’amore, allo scopo di mondare l’atto comunque impuro, sebbene fra marito e moglie. Quando il terremoto è arrivato gli abitanti ce l’hanno fatta a correre fuori dalle case in tempo, ma il nostro eroe è rientrato, perchè la moglie lo ha pregato di andare a riprendere i suggelli del loro matrimonio. Detto fatto – e fine dello sfortunato consorte, nel modo più romantico possibile. Me l’ha raccontato Publio e io ci credo, perchè lui sa tutto di questo posto, ha la barba ed è alto circa sei metri.
Pensavo a questo episodio ieri notte. A Miss Italia c’è bisogno di bei ragazzi per accompagnare le nostre figliole adottive in certe coreografie, quindi è stato messo un annuncio per recrutarne una quindicina. Ex voto sono stati trovati fuori dalle chiese, lucchetti con fidanzate d’annata legate dentro – prendi lei, oh Thor, e dammene una nuova. Hanno risposto in parecchi. Abbiamo specificato i requisiti necessari, ovvero l’altezza minima e una bella presenza generica – che è chiaramente interpretabile, certo. Abbiamo ottenuto qualche risultato. Ma la cosa più interessante è che si è palesato anche qualche “Cicciobello Fa Un’Altra Merenda” che, sprezzante della propria sagoma pereiforme, di una chioma fluente come quella dei cocchi secchi o di un’età immemore dell’adolescenza, si è lanciato cuore e figura impettita in questa specie di sogno parallelo: da un lato le miss, da un altro i mister. Ripensavo che è stato un gesto molto romantico il buttarsi nella mischia per fare colpo, a costo di venire falcidiati da una giuria o da un commento salace: siamo in Toscana, non c’è limite alla cattiveria qui. Un pò come andare a riprendere la fede durante gli scossoni, rischiando solo la dignità maschia.
Le Miss devono imparare a numerare la bottiglia d’acqua e tenerla in borsa senza aprirla e poi lasciarla mezza piena ovunque, scrive (probabilmente omettendo un “Cristo Santo”) Patrizia – non quella, quell’altra – nell’odg, Ordine del Giorno che ci viene spedito la sera (notte) a orari che confermano la mia ipotesi: essa è un ibrido, un Human Berry. Essa non mangia, non dorme e probabilmente dentro lo stomaco ha uno schermo con Outlook Agenda. Quella che passa davanti alla scrivania di Patrizia (non quella, quell’altra) e striscia sui gomiti come in Platoon sono io: ho il terrore che mi dica cosa devo fare di me stessa, finalmente, con una programmazione a tre colonne e retroattiva. Il punto è che se mi dicesse di darmi fuoco lì davanti io lo farei - io non credo che capiate la potenza dell’odg e la sicurezza esistenziale che trasuda.
Stasera c’è la selezione per le finali. Per le ragazze this is the night: qualcuna andrà a casa, molte a dire la verità, e qualcuna resterà – sessanta, per buttarsi di pancia in una gara sempre più dura, dove non c’è Regione o quartiere di appartenenza: Miss Italia è una – è quella più bella di tutte, è quella che cinquantamilioni di persone sanno chi è: pùm, un colpo, e la ragazza che ieri camminava distratta con una merendina in mano viene sparata nel circo mediatico senza casco allacciato, per fare comprare a noialtre l’acqua che smagrisce, il sapone che appiattisce, le scarpe che slanciano, gli occhiali come se li mette lei. Il mio amico R, autore del totem di ringraziamento e ora di nuovo fervente religioso da quando Miss Italia è stata dirottata su Montecatini Terme, mi dice che sta attrezzando una Onlus chiamata Io Ti Consolerò, con cui prendersi cura delle fanciulle eliminate, vita natural durante. La signora D, invece, si è inventata un concorso che si chiama Chi Vuoi che Vinchi, parallelo a quello vero, in cui vengono candidate autoctone. Pare abbia vinto una certa Emiliana. Pare che le signore che si erano impegnate moltissimo ci siano rimaste parecchio male, inclusa D.
Le Miss, quelle vere, intanto, vengono avvistate dovunque a qualunque ora: il fenomeno dell’ubiquità unito alla speranza di osservarne una da vicino si è impossessato della cittadina. Agnese (foto), una delle api regine che si trascinano dietro gli sciami di miss da un provino a un set fotografico e che risponde agli impulsi dell’odg mediante antenne magnetiche autoriceventi, sta riscuotendo successo pure lei – senza accorgersene – fra i locals. Vedi che l’osmosi c’avevo ragione.




