Odg: Oh Dio Grazie o Ordine del Giorno.

La Toscana, se esiste qualcuno al mondo che ancora non c’è stato, è quel posto in cui ci sono le persone che Sanno Mettere Internet perchè il ciddì autoinstallante suona parecchio male. E’ anche il luogo dove Radio Pulce, tutta la storia della musica da Little Tony a Milva, suona a manetta da dentro le case la Domenica mattina. Qui Domenica si scrive con la maiuscola, perchè è nome proprio di giorno in cui si mangia dalla mamma. Siamo fortunati quassù, o l’opposto – mi dicono i miei amici americani che hanno comprato case dovunque e ci passano tre mesi l’anno, il tempo si è fermato a cinquant’anni fa: l’effetto serra e la crisi finanziaria sono del tutto secondari alla Sagra del Tordo o al passaggio del Giro d’Italia. La popolazione più distaccata dello Stivale vive qui e non so per quale motivo passiamo per buontemponi che spendono la giornata fuori da una fiaschetteria, con davanti le colline, in attesa di attaccare discorso coi turisti: iperboli create dall’orrenda saga anglo-chic che non nomino per dispetto (rivincita). Non esiste popolazione più tradizionalista di questa, chè basta dire glassa di aceto balsamico per vedere la gente rabbuiarsi al tavolino: ma che roba è? La tradizione, nel bene e nel male, è nel codice genetico di questo posto – e l’aceto, qui, non è dolce per niente.

Non c’è molta voglia di contemporaneità, se parliamo di graffiti, installazioni con mucche tagliate nel mezzo, variazioni al tema classico, listini funerei di borsa che ti arrivano direttamente sul cellulare, insalate con salsine e uvetta: capirete che siamo infarciti di storia, di beni culturali a malapena preservati, non si capisce bene perché dovremmo andare a vedere dei teschi coperti di strass quando ce ne possiamo camminare in Via Fil Lungo e godere come tappi di Sassicaia – oltretutto (i teschi) portano pure rogna. Posh, snob, retrogradi, tradizionalisti, provinciali, viziati: quello che volete, tanto poi venite tutti qui. Peraltro a lamentarvi che non ci sia ancora la fibra ottica – pensate a noi, che non solo non ce l’abbiamo, ma ci toccate pure voi. La bistecca al sangue, la pasta fatta in casa, il Chianti (anche annacquato, basta che sia a tavola), il Festival, il Palio, Natale col cappone, i circoli arci, la parrocchia e Miss Italia: questo siamo, intanto. Miss Italia che succede a Montecatini Terme, ovvero della Toscana che ama lo champagne più del prosecco, è come dire Anello su Saturno: ovvio. Detto questo siamo ancora in fase di assestamento.

 

Arriva via email, implacabile, l’Odg, ordine del giorno: oggi Miss alle Terme Tettuccio, quelle con la luce tono marmo Calacatta dorato. Un pò come nelle pensioni italiane negli anni settanta, al mare o ai monti, nel team di Miss Italia abbiamo un soggiorno con menù incluso che non si cambia e che ci arriva bellino pronto la sera dalla signora Patrizia. Non quella Patrizia, quell’altra. Il programma è stilato in tre colonne e mi ricorda i miei compiti al liceo, devastati da righe rosse e scritte urlate in maiuscolo: per l’amor del cielo non faccia temi personali, mi diceva la professoressa. Io ci provavo a buttarmi su Dante, ma come si fa a scrivere di qualcuno senza averlo conosciuto, io non lo so. Ma cosa vuoi che abbia io da aggiungere all’annosa questione dell’ingordigia, se non che ne conosco bene gli effetti? Ore 8.30  trasferimento a piedi miss scaglionato con criterio di regione dal sud al centro dall’hotel al palazzo congressi. Per capire l’effetto che fanno loro, le ragazze, tutte assieme, bisogna ricordarsi di Avatar: Na’vi-human hybrid bodies – in particolare il finale, quando lui per un pò non è blu e le arriva allo stinco. Per capire ancora meglio basta guardare l’occhio vivo, tipo cefalo in riabilitazione, degli astanti: ci si saranno abituati a Salsomaggiore dopo tanti anni, qui a Montecatini Terme ci dobbiamo ancora fare il callo.

 

La signora Alsidea, maremmana trapiantata qui duecento anni fa circa, sta vagliando da giorni le candidate fotografate dai giornali locali e passandole al setaccio come si fa col ricamo chiacchierino. Munita di righello ortopedico calcola a mente le proporzioni fra avanbraccio e tibia, per capire se effettivamente la gamba della candidata sia lunga o sia un effetto delle scarpe slancianti. Annota di lato voti in attesa di essere confermati: siamo tutti giudici, qui. Il mio amico R ha ripreso ad andare in chiesa e, dopo avere eretto un totem di ringraziamento, adesso va al vespro, sussurra tenetecele qui tutto l’anno. I branchi di ragazze con gli occhi che sorridono e le gambe svelte camminano protette dalla scorta, mi aspetto che da un momento all’altro passi anche Walter Chiari e suoni il clacson: pè-ppè. Guarda che belle figliole. Peccato non avere lo switch del colore, in questi giorni, per potere vedere in bianco e nero. Come nelle riviste di moda quelle eleganti, quelle che odiano la saturazione del rosso e le facce allusive.